È nelle edicole da qualche giorno un numero molto speciale di MacWorld Italia: il numero 200.

Ho seguito questa rivista da quando è nata (anzi da prima, con la versione americana e quella inglese su cui scriveva anche Douglas Adams) e mi ha sempre fatto piacere acquistarla, insieme alla sua più anziana concorrente Applicando. Una delle caratteristiche di MacWorld che ho apprezzato fin dall’inizio sono stati i suoi articoli di opinione; essendo un utente piuttosto esperto gli articoli tecnici, i tips and tricks, eccetera mi hanno sempre detto poco di nuovo. Ma le opinioni, specie se argute e ben scritte come quelle del compianto Anthony Stanley o quelle di Mister Akko, e in tempi più recenti dell’amico Bragagnolo e dell’ex direttore Enrico Lotti, per me hanno sempre dato anche da sole ampiamente senso al prezzo di copertina.

Ricondo con piacere anche i raccontini di Venerandi, e quelli di vari autori che la rivista cominciò a pubblicare sotto la direzione di Franco Forte. È in quel periodo che è iniziata la mia collaborazione con la rubrica Exposé, dedicata alle anticipazioni, alle voci e in generale a una visione del futuro del mondo Apple.

Il numero 200 in edicola vale senz’altro la pena acquistarlo, anche perché è ricco di articoli retrospettivi molto interessanti. Peccato solo, scusate ma devo dirlo, per la copertina “iPhonizzata” a mio avviso orrenda. Ma poi perché usare l’iPhone per una rivista che si è occupata per il 90% della sua storia di Mac?

Qui sotto vi propongo la mia column uscita su questo numero. Ma il numero compratelo lo stesso.

400

Per festeggiare il numero tondo, Exposé vi propone una puntata retrospettiva tornando indietro nel tempo all’ormai lontano 2010, quando la nostra rivista compiva 200 numeri.

La prima cosa che oggi ci sorprende, ripensando, perché no, anche con un po’ di nostalgia a quel lontano gennaio 2010 quando usciva il numero 200 di Macworld Italia, è che all’epoca la rivista veniva stampata su carta. Pensate solo al lavoro necessario per produrre tutte le copie, movimentarle, distribuirle in tutte le edicole sparse nel paese, una per una. E a quanto spazio dovevano occupare le (pur minime, sul totale) rimanenze invendute. Avete idea di quanto pesassero solo, diciamo, 100 copie di una rivista prodotta in quel modo?

Certo, oggi è tutta un’altra cosa. Quando Francesco decide che il numero è pronto fa click su “pubblica” e un semplice file diventa disponibile su migliaia e migliaia di lettori portatili. Di tutte le marche, ma ovviamente soprattutto sugli Apple Slate, i nostri lettori di ebook e riviste elettroniche preferiti. Oggi tutti hanno a disposizione migliaia di libri a costi irrisori sui loro lettori portatili, quasi non sappiamo più cosa sia la carta, e non sapremmo neppure che odore avesse, se non fosse per quella casa di profumi che ne commercializza a caro prezzo bottiglini di pura fragranza, a beneficio dei nostalgici dei libri vecchia maniera.

Primi indizi di tablet

Pensare che proprio lo Slate era uno degli argomenti più trattati, all’epoca, da questa rubrica. La prima versione era una tavoletta con schermo a colori con illuminazione led, e no, non era arrotolabile come quello attuale.

Exposé aveva cominciato a parlarne fin dall’autunno del 2008, quando era venuto alla luce un brevetto Apple riguardante un ipotetico dispositivo tablet. Da lì in poi non c’era stato numero di Macworld che non saltasse fuori qualcosa di nuovo. E fu proprio poco tempo dopo l’uscita del numero 200 della rivista che Steve Jobs annunciò il prossimo arrivo di quello che sarebbe diventato uno dei prodotti di maggior successo della Mela.

Ma già prima di uscire era certamente uno dei progetti che suscitava più curiosità. L’unico caso analogo era stato quello dell’iPhone, di cui Exposé aveva parlato per tutte le sue primissime puntate, dal gennaio 2007 in poi. Certo, oggi i telefoni come tali non si usano più, ed è stato certamente a causa dell’iPhone e degli altri smartphone se la gente ha finito col concepire la comunicazione come qualcosa di più vario e complesso rispetto alla semplice comunicazione verbale. Noi oggi se vogliamo parlare a voce con qualcuno srotoliamo il nostro pad, tappiamo sull’icona di Skype e parliamo. È solo uno dei mille modi per usare la rete, e per fortuna da tempo quelle che una volta si chiamavano compagnie telefoniche hanno capito che il loro ruolo è fornire la banda di comunicazione, non contare i minuti che i loro clienti passano a parlare con altre persone.

Auto e informatica

Riguardando le vecchie puntate di Exposé ne trovo una, uscita nell’ottobre 2007, in cui si parlava di una possibile interfaccia progettata da Apple per le automobili. Non si seppe mai in cosa consistesse veramente. Del progetto, ancora in fase embrionale, non si sentì più parlare.

Eppure, pensate a come avrebbe potuto essere il mondo oggi se Apple fosse andata avanti. Purtroppo, dopo ciò che accadde nel 2017 con le auto che usavano sistemi operativi Microsoft, l’applicazione dell’informatica sui veicoli subì una forte battuta d’arresto, e in definitiva causò la morte stessa dell’automobile. Per fortuna, le nostre metropolitane a levitazione sono guidate da sistemi basati su Linux. Non saranno Mac, ma almeno sappiamo di viaggiare sicuri.

Altri duecento fa

Altri duecento numeri prima, quando nasceva Macworld Italia nel 1991, la Apple era una società in crisi, senza idee e senza un vero leader. Un’eventuale Exposé all’epoca si sarebbe dovuta accontentare delle voci riguardanti l’uscita di un nuovo cassone grigino invece che beige. In realtà non mancavano le idee: per esempio nel 1992 Apple creava OpenDoc, una tecnologia rivoluzionaria che svincolava il documento delle applicazioni. Sfumò tutto nel nulla, come sfumò nel nulla il fantasmagorico sistema operativo Copland che avrebbe dovuto prendere il posto del System 7. Mancava, forse, la grinta o la leadership capace di trasformare le idee in realtà. Ma fu un bene, in un certo senso, perché il fallimento di Copland costrinse Apple a comprare un sistema operativo da terze parti, così acquisto Next, e tornò Steve Jobs.

Tutto cambiò con l’arrivo di Steve, per fortuna. Certo, Apple ebbe un momento difficile nel 2022 quando Jobs sparì dalla circolazione per alcuni mesi. Stava male da tempo, e si temeva il peggio. Ne abbiamo parlato anche nella nostra rubrica, dando come sempre voce anche ai rumors più strampalati. Qualcuno disse persino che era stato rapito dagli alieni. Come se quei simpatici esseri potessero fare azioni così sgarbate.

Poi, quando all’inizio del 2023 la rediviva MacWorld Expo Online venne aperta dal keynote del nuovo iJobs, il costrutto basato sull’upload della personalità di Steve caricata in una rete di MacPro a Cupertino, le azioni schizzarono di nuovo alle stelle e tutti fummo certi, in quel momento, che la stella della Apple non sarebbe più tramontata.


Silvio Sosio cura la rivista Exposé da 239 numeri, e ciononostante riesce sempre a trovare qualcosa di nuovo da dire: tutto merito dell’upgrade cerebrale che ha installato l’anno scorso. Lo consiglia a tutti.